L’anno che a Roma fu due volte Natale: Sandra Mondaini in sogno

L'anno
L’anno che a Roma fu due volte Natale: finalista Premio Strega 2021
Proposto da
Maria Pia Ammirati
«Con il romanzo di Roberto Venturini L’anno che a Roma fu due volte Natale (SEM), ci troviamo di fronte a un dramma dall’inizio alla fine con al centro però la sorpresa di una grande scena dai rapidi lampi di comicità.
Non un paradosso, ma una tecnica combinatoria che fa della narrazione di Venturini una vera e propria miscela di generi, dove la tragedia si combina al grottesco. Il tutto armonizzato dalla fitta trama di rimandi, citazioni, metafore e analogie strappate al caos della contemporaneità, e dalla rutilante società dell’immagine fatta di televisione, pubblicità, politica, star system.
Sulla scena della periferia marittima romana si muove un mondo di perdenti, come nell’esplicita citazione di Amore Tossico di Caligari. I toni da favola nera, da storia surreale, non sviano mai dalla cocente tragedia della realtà che lo scrittore coglie a pieno. Roberto Venturini ha scritto un grande affresco della contemporaneità.»

L’anno che a Roma fu due volte Natale: a Villaggio Tognazzi con Alfreda e Marco

A forza di farsi scivolare le cose addosso, ad Alfreda si era impermeabilizzata l’anima. Però quella notte dell’anno in cui a Roma fu due volte Natale le formicolarono le emozioni, allora infilò una mano in un guanto irrigidito dal tempo e prese un paio di ciocchi di legno, li gettò sul braciere arrugginito che teneva in veranda e accese il fuoco. (p. 15)
Villaggio Tognazzi, vicino a Torvaianica, due strade,  varie villette, in cui i vip vanno a rilassarsi senza allontanarsi troppo dalla Capitale. Tra gli anni sessanta e gli ottanta, Villaggio Tognazzi  visse un momento d’oro grazie al torneo di tennis a cui partecipavano l’inimitabile Ugo e gli amici del mondo dello spettacolo, tra cui Raimondo Vianello e Sandra Mondaini.

Alfreda è un’accumulatrice seriale.  Obesa e diabetica, affoga le sue giornate nel rimpianto dei tempi andati, davanti alla tv. “Alfreda se l’era mangiata, quella bella donna che era stata…pure grassa come una vacca e coi capelli sporchi che sembravano intinti nell’olio” (p. 71). Non esce mai e dopo aver perso il suo amatissimo marito, non ha più nessuna ragione di vivere.

Suo figlio Marco è stato il piccolo protagonista della famosa pubblicità del dado Knorr, ma la notorietà è sparita in fretta lasciando in lui un carico di insicurezze aumentate nel corso degli anni. Il padre è scomparso in mare durante una battuta di pesca tra amici e la sua assenza pesa tra le mura domestiche.

Tra nostalgia e ricordi: la desolazione

I fasti dell’epoca però hanno lasciato un amaro ricordo. I locali sono abbandonati, passata l’euforia e le opportunità dell’epoca, vivono una quotidianità ai margini. Siamo in pieno inverno e sul litorale scende una neve fitta che copre anche la spiaggia.

Marco e Alfreda sono alle prese con un avviso di sgombero. L’appartamento versa in condizioni pietose, blatte e scarafaggi banchettano sulle vivande sporche e si muovono fitti tra mucchi di libri e medicinali sparsi per casa. “Erano soltanto cose, ma era tutto quello che le rimaneva della vita prima dell’abbandono”. Oggetti di ogni tipo e in ogni dove, piatti da lavare, colonie di insetti che si approfittano della trascuratezza dei padroni di casa, montagne di riviste dove, in copertina, sorridono tante facce del passato.

Nel garage di casa nascondono una coltivazione di marijuana, di proprietà di uno spacciatore del posto, che ha affittato tanti locali da gente disperata come Alfreda e Marco.

Gli amici di sempre, il pescatore Carlo insieme a Er donna, la transessuale più richiesta della Pontina, cercano di aiutarli a mettere ordine in casa ma Alfreda resiste in ogni modo.

Bloccati nell’unica speranza di una vita che passi in fretta, Alfreda e Marco sono sepolti in un’esistenza difficilmente sostenibile: accumulatrice seriale che vive nel passato, lei; giovane senza prospettive, lui. Poche sono le vie d’evasione: qualche birra e canna in compagnia degli amici, e un pò di sesso per Marco e , Sandra Mondaini e altri personaggi che ha conosciuto nel passato che le appaiono e le suggeriscono cose, tra sogno e realtà, per Alfreda.

In preda ad uno dei suoi deliri Alfreda, riceve in sogno la visita di Sandra Mondaini che le chiede di poter finalmente riposare accanto alla salma del marito.

“Sandra m’ha chiesto una cosa” disse Alfreda. “Ancora co’ sta storia? Te l’ho detto, sono sogni, quella è morta, come fa a parlare co’ te?” “No Macoli, non sono sogni. E non mi prendere per matta, che io matta ancora non ci sono.” “Vabbè, ma che t’avrebbe chiesto?” “Di riportargli il marito. Dice che non sa dove sta, che se l’è perso.”

 Alfreda, che ha perso il marito in mare e non ha mai potuto dargli una degna sepoltura, rimane tanto colpita da questa richiesta da chiedere agli amici di esaudire il suo desiderio. In cambio, promette di dare il via libera alle operazioni di pulizia in casa.

L’anno che a Roma fu due volte Natale: tra sogno e realtà

Roberto Venturini ci porta in un luogo surreale  e allo stesso tempo tragicamente reale. Un posto che ora è solo una copia deformata della località turistica frequentata dai vip e dei fasti del tempo.

L’anno che a Roma fu due volte Natale è una tragicommedia, una favola nera e stramba a tratti ironica, a tratti poetica, che ci porta in una terra desolata di esseri umani, di un sottoproletariato urbano trash,  che vive ai margini della società ingabbiato in obbligo di sopravvivenza.

Ma niente può uccidere la bellezza e la meraviglia, neppure la bruttezza perchè in fondo, anche se con amarezza, si può sorridere di tutto.

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