IL QUINTO FIGLIO: DISSOLUZIONE FAMILIARE E CRISI SOCIALE

Il quinto figlio

Il Quinto Figlio (The Fifth Child), pubblicato per la prima volta nel 1988 , segna un cambio di rotta decisivo nella produzione di Doris Lessing (1919-2013), insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 2007.

La Lessing, celebre per capolavori di realismo sociale e critica politica come  Il taccuino d’oro (The Golden Notebook) , in questo romanzo si avventura nel territorio per lei inesplorato dell’horror gotico contemporaneo, scelta funzionale non solo a distruggere l’idillio borghese, ma anche a criticare il conformismo sociale e l’incapacità di accettare il diverso.

LA TRAMA

La storia ruota attorno a Harriet e David Lovatt, una giovane coppia che si incontra nella Londra degli anni Sessanta. In netto contrasto con l’epoca della “cosiddetta liberazione sessuale” , i due condividono prospettive conservatrici e il desiderio comune di condurre un’esistenza basata su valori tradizionali, considerata una rarità da proteggere da una Londra “immorale”.

Il loro progetto di vita è meticolosamente programmato e niente è lasciato al caso. Dopo essersi “riconosciuti” a una festa, programmano in breve tempo il matrimonio e l’acquisto di una grande casa vittoriana in campagna entro una distanza pendolare da Londra. Al centro del loro idillio, il desiderio bulimico di figli, un progetto ambizioso di oasi di felicità domestica e baluardo contro le storture  sociali di criminalità e disordine.   

Sarà l’arrivo di Ben, Il Quinto figlio, a rompere il precario idillio mettendo a nudo le ipocrisie sociali,  la fragilità dei Lovatt e il fallimento del perbenismo borghese. 

IL QUINTO FIGLIO E IL PREZZO DEL CONFORMISMO

Sebbene la coppia si ami teneramente , la realizzazione del loro sogno richiede notevoli sacrifici e tensioni. I Lovatt devono  fare i conti con difficoltà economiche che li portano a chiedere l’aiuto finanziario dei rispettivi genitori, in particolare del padre ricco di David. Per mitigare il naturale risentimento di fratelli e sorelle che si sentono messi da parte, i Lovatt trasformano la loro casa in residenza per le vacanze di tutti i parenti. La bolla nella quale tutti si nascondono rappresenta un isolamento autoimposto come protezione dalla malvagità del mondo esterno, bolla che viene mantenuta in piedi solo grazie a un precario, ma perfetto equilibrio.

Sebbene prima dell’arrivo di Ben ci fossero stati dei segnali di allarme (come la nascita di una nipotina affetta dalla sindrome di Down), Harriet e David rifiutano ostinatamente di ammettere che la vita possa non essere così idilliaca come la percepiscono. 

LA GESTAZIONE DELL’ALIENO

Il passaggio dall’idillio all’orrore inizia con la quinta gravidanza di Harriet. Nonostante avesse affrontato bene le gravidanze precedenti, seppure con una progressiva stanchezza , la gestazione di Ben è immediatamente dolorosa e segnata da una realtà oscura a cui la coppia non è preparata.

Già nel grembo, Ben viene percepito come una “cosa selvaggia” e un “nemico”. Questa alienazione è così profonda che la gravidanza è definita “particolarmente penosa” e segna l’inizio della miseria e della sofferenza che il bambino porterà all’intera famiglia.

Alla nascita, la bestialità di Ben si concretizza in modo definitivo. Ben viene descritto come grande, brutto, violento, incontrollabile, e di aspetto “grottesco da goblin”,  insaziabilmente affamato,  un “alieno” indesiderato.

Il suo arrivo ha un effetto dirompente sull’armonia domestica. I parenti e gli amici si allontanano spaventati  e i primi quattro figli—Luke, Helen, Jane, e il quarto bambino (James) — o sprofondano nella depressione o decidono di sistemarsi altrove. La famiglia, che Lessing aveva dipinto come l’esempio della felicità, mostra i suoi lati oscuri.

 Il “desiderio bulimico di figli”  si trasforma in un incubo. Harriet si ritrova in una morsa di “orrore e senso di colpa”per la natura malvagia del figlio trascurando gli altri bambini.

L’ideale familiare, così come concepito dai Lovatt, richiedeva alla madre, e solo a lei, di assorbire e contenere ogni imperfezione fisica o psicologica. Quando non è in grado di farlo, non solo si rivela tutta la sua inadeguatezza, ma tutta la struttura faticosamente tenuta in piedi, collassa rivelando il peso che la società patriarcale imponeva sulle donne.

UN CONFORTANTE E SPAVENTOSO REALISMO

Lessing è maestra nel raccontare storie in cui il fantastico si intreccia con il quotidiano. Il Quinto Figlio utilizza un linguaggio e un tono di “confortante realismo” che, paradossalmente, intensifica l’orrore della vicenda. Lo stile è estremamente scorrevole , caratterizzato dall’assenza di capitoli o paragrafi netti. Questo flusso continuo costringe il lettore a rimanere costantemente legato alla trama, incuriosito e contemporaneamente turbato. La mancanza di interruzioni simula la claustrofobia psicologica di Harriet, che non riesce a trovare sollievo dalla presenza incessante del figlio.

 

Il Quinto Figlio è un’opera di innegabile potenza e interesse sociologico. Attraverso l’autodistruzione dei Lovatt, Lessing mette in discussione la natura effimera della felicità “programmata” , il costo dell’amore condizionato e il terrore del diverso. Quando la grande casa vittoriana, simbolo di un passato quasi irreale tanto da sembrare mitologico ed eretta come un muro contro il decadimento morale moderno, si trasforma in un luogo di terrore e alienazione, dimostra con tutta la sua forza come le barriere ideologiche siano in grado di respingere ostinatamente tutto ciò che non è conforme o socialmente accettato, relegandolo ai margini come un qualcosa di alieno e indesiderato.

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