#Tuttacolpamia: la campagna che dà voce alle donne abusate

#Tuttacolpamia: la campagna che dà voce alle donne abusate

 #Tuttacolpamia è la battaglia social  lanciata da Eretica che in poco tempo ha raccolto centinaia di testimonianze anonime di donne abusate.

“Non hai urlato, credevo ti piacesse”, “Se non lo hai lasciato subito probabilmente ti piaceva”, “È il tuo fidanzato, quindi non è stupro”, “La colpa in fondo è mia perché non ho chiesto aiuto”.  Queste e tante altre sono le frasi che si leggono sulla pagina Facebook Abbatto i muri, promotrice dell’iniziativa.

Storie di violenza accomunate dal senso di colpa

Sebbene si tratti di storie completamente diverse per forme di violenza, età o contesti, hanno tutte in comune il senso di colpa e la vergogna delle vittime che avrebbero potuto evitare tutto quello che è successo.”Ciò che ci interessava raccogliere in questo caso”, spiega Eretica a Fanpage.it, “sono le storie che vengono elaborate con difficoltà. Le storie sommerse, quelle che non ammettiamo nemmeno a noi stesse. Non solo perché alcuni ci danno la colpa, ma perché siamo pure noi a darcela. È nella nostra cultura, ci hanno insegnato che era colpa nostra e abbiamo introiettato il messaggio fin troppo bene”.

#Tuttacolpamia: un fiume in piena

Abbatto i muri, sembra aver davvero rotto gli argini. E così si moltiplicano le storie di dolorosi abusi di violenza, in famiglia, sul posto di lavoro, tra amici. Leggere queste testimonianze fa capire quanto ancora siamo lontani dall’obiettivo e quanto ancora viviamo di luoghi comuni. Colleghiamo ancora lo stupro a eventi tipizzati: il vicolo, lo sconosciuto, la violenza…Così facendo si perde la variabilità delle esperienze concrete e delle mille forme che la violenza assume. “Queste storie”, spiega ancora Eretica, “riguardano situazioni in cui non è semplice spiegare che si è subito un abuso e quale è stato il disagio.Se al fidanzato dici che non hai voglia di avere rapporti, ma poi ti svegli la notte e ti sta penetrando, è difficile far trasparire la violenza all’esterno. Chi crede a una donna che parla di stupro nel matrimonio? Chi crede a una ragazza che dice di essere stata violentata dal compagno?”.

Le testimonianze di #Tuttacolpamia sono la prova di come la nostra società ancora minimizzi la mancanza di consenso e tenti in ogni modo di trasformare le vittime nelle vere colpevoli.

“Uno degli scopi di chi dice che è colpa tua è farti credere che sei sola”, conclude Eretica, “E isolandoti vogliono indebolire la voce collettiva che invece fa sempre paura, perché crea cultura e cambia la mentalità. È un modo per controllarci, per metterci l’una contro l’altra e dire che se fai la brava a te non succederà mai. Ma se cominci a dimostrare che non è così, che non è mai stato così e che invece succede a tutte, il gioco si rompe. Non esiste al mondo una donna che non sia mai stata molestata una volta nella vita. Se lo diciamo e capiamo che non siamo sole, che non è colpa nostra, cominciamo a elaborare le nostre ferite. Insieme siamo più forti”.