Anthony Bourdain: genio e sregolatezza in cucina

Anthony Bourdain: genio e sregolatezza in cucina

Anthony Bourdain ha avuto tutto ciò che ha sempre desiderato: denaro, possibilità di viaggiare e libertà” “Questo gli ha portato la felicità? Certo che no, perché la felicità non viene dalle cose esterne”( Morgan Neville).

Anthony Bourdain: bello, dannato, irriverente, pieno di contraddizioni, amato e odiato… e molto altro ancora.

Da sempre in viaggio incontrando persone, per cercare di sfuggire all’infelicità che lo attanagliava, tanto da averlo portato al suicidio. Non mancava niente a Anthony Bourdain, talentuoso, divertente, protagonista di diversi programmi televisivi e autore di bestseller culinari venduti in tutto il mondo, vincitore di un Emmy. Eppure  il rivoluzionario e indiscusso re  dei fornelli, la “la rockstar” del mondo culinario secondo lo  Smithsonian Institution  è scomparso tra lo sgomento internazionale troppo presto, a soli 61 anni e con il mondo apparentemente ai suoi piedi.

Anthony Bourdain: una vita al limite

Nato a New York il 25 giugno del 1956,  Bourdain ha dichiarato di essere stato cresciuto senza religione, e che la sua famiglia era cattolica per parte di padre ed ebraica per il lato materno. Diplomato al Culinary Institute of America, ha lavorato in famosi ristoranti di New York e ha firmato numerosi articoli sui quotidiani quali The New York Times, The Times, The Observer, Scotland on Sunday, The Face, Limb by Limb, Black Book, The Independent ed ha contribuito inoltre al Food Arts Magazine.

Fumatore e bevitore impenitente (smise con le sigarette nel 2007 per il bene della figlia), a inizio carriera, feceva uso di cocaina, eroina e LSD:

“Eravamo strafatti per tutto il tempo. Difficilmente si prendeva una decisione senza droghe. Cannabis, metaqualone, cocaina, LSD, funghi di psilocibina imbevuti di miele e utilizzati per dolcificare il tè, secobarbitale, Tuinal, anfetamine, codeina e, sempre più, l’eroina”.

E ancora, dichiarò:

“I cuochi sono una banda di degenerati, drogati, profughi, teppisti ubriachi, ladruncoli, sgualdrine e psicopatici” e “In un mondo così pieno di stron**te quando compri droga il tuo “stron**te detector” diventa piuttosto preciso: cercare cocaina ed eroina nelle strade di New York quasi ogni giorno mi ha in qualche modo preparato a Hollywood e allo show business”

Il viaggio

Abbandonate le dipendenze, Bourdain  cominciò a viaggiare senza sosta facendo il giro del mondo per ben due volte tra foreste pluviali e  territori di guerra, assaporandone le specialità culinarie: dai noodles mangiati con Obama  al bulbo oculare di foca.

Il grande genio di Bourdain ha permesso di sdoganare l’immagine della vita di cucina, trasformandola in una sorta di via di mezzo tra genio e sregolatezza. Con il suo best seller : Kitchen Confidential, il ribelle della cucina compie un viaggio  nel «dietro» dei locali in cui si era fatto strada da lavapiatti a chef.

 «Amo la follia assoluta della vita in cucina: i sognatori, gli squinternati, i profughi e i sociopatici con cui continuo a lavorare», scriveva.

Da questa vita turbolenta si era allontanato con la nascita della figlia Ariane. Disintossicandosi e facendo il padre aveva trovato un apparente equilibrio, ma non ha funzionato.

Anthony Bourdain: gli ultimi anni con Asia Argento

Anthony Bourdain ha trascorso l’ultimo periodo della sua faticosa vita a fianco di Asia Argento. Bourdain, aveva conosciuto  Asia  quando aveva girato a Roma un episodio della sua serie “Parts Unknown”. Lo chef era un  ammiratore sfegatato del padre di Asia, il grande regista horror Dario Argento.

Ma, fu proprio durante una trasferta del suo show Parts Unknown (in onda dal 2013 sulla Cnn), l’8 giugno 2018 a Kaysersberg in Francia, che, a soli 61 anni, Anthony Bourdain si uccise.

Una silente e invadente depressione

Tutti concordano sulla depressione come causa del suicidio di Anthony. Dirà Asia Argento
“Mi fa soffrire terribilmente l’idea che aveva tanto dolore dentro di sé, ma non lo condivideva. E io non l’ho visto. Non l’ho visto. E per questo mi sentirò colpevole per il resto della mia vita”
Lui stesso ne aveva parlato in tv  raccontando, tra le righe, di come il ricordo di un semplice hamburger mangiato in aeroporto abbia innescato in lui una “spirale di depressione durata per giorni”, e in un’intervista del 2017 con The Guardian, aveva parlato brevemente della sua “rabbia psicotica”, definendosi “un’anima infelice”.

Il Docu-film

A tre anni dalla scomparsa dello chef-star televisivo di fama mondiale, questi sono gli interrogativi che si sta ponendo la stampa statunitense.  Roadrunner: a film about Anthony Bourdain: il docu-film diretto del regista premio Oscar Morgan Neville,  uscito il 16 luglio nelle sale cinematografiche americane, offre uno sguardo intimo sulla vita e la fine, di uno dei più celebri e controversi protagonisti del cibo dell’ultimo mezzo secolo.

La non replica di Asia Argento

Nessun commento è arrivato da Asia Argento spiega il Wall Street Journal. «Steve Kenis, l’agente della signora Argento a Londra — si legge sul quotidiano americano —, ha rifiutato di commentare, e i suoi agenti in Italia e a Parigi non hanno risposto alle richieste di interviste». Le ultime parole sullo chef Asia Argento le ha espresso lo scorso anno intorno all’anniversario della morte.

Lo ha fatto con un post su Instagram: una sua foto in lacrime e un messaggio riferito, probabilmente ai tanti curiosi che continuano a frugare e speculare sulla relazione tra lei e Bourdain:

«Vuoi il dolore? Ecco il dolore. Nessun filtro necessario. Due anni senza il mio amore».