La Vittoria alata: la forza vittoriosa al femminile

La Vittoria alata: la forza vittoriosa al femminile

La Vittoria alata torna a casa

La Vittoria alata, simbolo della città di Brescia, dopo due anni di restauri condotti dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ritorna nella sua città in un nuovo allestimento museale al Capitolium.

Il progetto curato dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg, contribuisce alla valorizzazione dell’intera area, già Patrimonio UNESCO.

Le iniziative in programma per  il 2021 e 2022, per celebrare il rientro della statua di epoca romana, sono moltissime riunite sotto il palinsesto “Non conosco nulla di più bello” .

La Vittoria alata: simbolo dell’arte romana

La Vittoria alata

La statua in bronzo della Vittoria alata è per composizione, conservazione e materiale una delle opere più rappresentative dell’arte romana.

Nel bronzo è riprodotta una figura femminile alata, alta poco meno di due metri (cm 194), con una postura oggi incompleta per la perdita di alcuni elementi che ne completavano il gesto e la posizione di equilibrio. Il piede sinistro doveva poggiare molto probabilmente sull’elmo di Marte, il braccio sinistro doveva trattenere uno scudo, sostenuto anche dalla gamba flessa, scudo sul quale, con uno stilo, la divinità aveva inciso il nome del vincitore, affidandolo al bronzo e offrendolo alla vista di chi la guardava.

La statua indossa un chitone leggero, trattenuto in alto forse da due fermagli, oggi perduti.

Il volto presenta due lamine metalliche che chiudono le orbite, probabilmente inserite poco dopo la scoperta, a risarcire i vuoti degli occhi originali andati perduti.

I capelli, acconciati con una sorta di chignon, sono trattenuti da una fascia illuminata da agemine in argento, che riproducono foglie probabilmente di mirto e rosette.

In alcune zone delle parti anatomiche non coperte dagli abiti si intravedono tracce di doratura, trattamento forse riservato all’epidermide. Completano la figura due ampie ali caratterizzate da lunghe piume.

La Vittoria alata: storia di un ritrovamento

Nel 1826 gli scavi archeologici al tempio romano di Brescia, condotti dai membri dell’Ateneo di Scienze Lettere e Arti proseguivano  in un clima di grande soddisfazione dopo la scoperta del Capitolium e di alcuni suoi arredi.

Il 20 luglio, tra il muro di una delle grandi aule del tempio e il colle stesso, venne scoperto un insieme di bronzi straordinari per bellezza e per quantità.
Primo tra tutti una statua poco più grande del vero di una figura femminile, con le braccia staccate e poste lungo i fianchi.
Ben 85 cornici in bronzo lavorate proteggevano la statua.

Vicino alla testa furono ritrovate due grandi ali, una sopra l’altra. Lungo il fianco e vicino ai piedi erano riposte cinque teste, ritratti di imperatori romani, una statua più piccola in bronzo dorato e il pettorale di una statua equestre.

Il giorno seguente si procedette all’estrazione delle opere dal terreno. Venne prelevata per prima la grande statua della Vittoria, poi si scoprirono altri bronzi: una testa femminile, il braccio di un’altra statua, un altro pettorale di cavallo, altre cornici e oggetti più piccoli e di difficile interpretazione.

Il ritrovamento alimentò il clima di eccitazione e a Brescia iniziarono ad accorrere numerose persone.

Le autorità, sia per motivi di sicurezza, che per permettere al maggior numero possibile di persone di ammirare lo straordinario rinvenimento, decisero di trasferire i bronzi nell’aula del Ginnasio Convitto Peroni, nell’ex Convento di san Domenico. La notizia del ritrovamento fece il giro dell’Europa.

In Francia il bronzo fu oggetto di notevole attenzione: visite illustri, riproduzioni in ogni dimensione e materiale, copie fedeli iniziarono a essere richieste in ogni angolo del mondo.

Napoleone III (1848-1870), ospite a Brescia nel giugno 1859 prima della battaglia di Solferino, rimase così colpito dalla bellezza della statua che chiese di poterne avere una copia, ora visibile presso il museo del Louvre. Grato per l’omaggio bresciano, l’imperatore donò alla città due monumentali vasi in porcellana di Sèvres, che riportano i ritratti ufficiali di Napoleone III e della consorte e che oggi fanno parte delle collezioni civiche.

Giosuè Carducci la cantò nel componimento Alla Vittoria, scritto nel 1877 e inserito nelle Odi barbare, mentre Gabriele D’Annunzio, profondamente affascinato dalla statua, la celebrò spesso e ne richiese allo scultore Renato Brozzi una copia (1934), ancora oggi esposta al Vittoriale di Gardone Riviera.

La Vittoria alata tra le due guerre

Con lo scoppio della  Prima Guerra Mondiale, la Vittoria Alata venne ricoverata a Roma in quanto ritenuta un simbolo nazionale.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, venne portata a Villa Fenaroli a Seniga, a sud di Brescia, dove il Comune aveva costituito un deposito protetto dedicato alle opere d’arte. Al termine della guerra la statua tornò a Brescia, per poi essere accolta nelle nuove sale del Museo Romano, ricavate al di sopra del tempio romano.

Dal giugno 1998 la Vittoria Alata è stata esposta nel Museo di Santa Giulia, all’interno della sezione dedicata all’età romana, accompagnata dagli altri numerosi oggetti di bronzo che furono ritrovati assieme a lei nel 1826 .

Il restauro e le iniziative

L’11 luglio 2018 la Vittoria Alata è stata affidata agli esperti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per un complesso progetto di restauro. A coronamento del prezioso intervento di restauro, nasce il  nuovo allestimento della statua all’interno della cella orientale del Capitolium.

Il riallestimento, curato dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg, colloca nuovamente la Vittoria nelle vicinanze  del luogo dove è stata rinvenuta.

Sono tante le iniziative di Fondazione Brescia Musei per celebrare la «Vittoria Alata». Oltre al coinvolgimento di artisti come Emilio Isgrò, Maurizio Galimberti e Francesco Vezzoli (protagonista del progetto espositivo «Palcoscenici Archeologici» presentato a giugno),  anche il Brescia Photo Festival la celebrerà con un ricchissimo programma di eventi e mostre fotografiche.

L’appuntamento più atteso di questa edizione, è  IMPERIVM ROMANVM di Alfred Seiland, Fotografie 2005-2020.

IMPERIVM ROMANVM èla prima retrospettiva italiana del fotografo austriaco, che giunge in Italia dopo il successo delle esposizioni al Museo Romano Germanico di Colonia, ai Rencontres di Arles e all’Albertina di Vienna.