Stop offese via social: la lezione che arriva dal mondo delle moto

Stop offese via social: la lezione che arriva dal mondo delle moto

I social sono ormai onnipresenti nella nostra vita: servono a tenere in contatto le persone, costruire relazioni, scuotere le coscienze. Ma sempre più spesso c’è chi li usa come arma di offesa, di dileggio, di aggressione, magari nascondendosi dietro l’anonimato. “Leone da tastiera, cioè chi prende di mira gli altri al solo scopo di ferire, è purtroppo diventata una figura comune in questi tempi di oggi.

Da più parti si invoca un giro di vite che induca i malintenzionati a desistere dall’uso sconsiderato delle varie piattaforme di socialità. Qualcosa si sta muovendo: l’insofferenza degli offesi cresce e le denunce fioccano. Come anche processi e condanne, che coinvolgono sempre più spesso anche personaggi noti.

L’ultimo esempio arriva dal mondo dello sport, in particolare da uno dei più seguiti, il motociclismo. G.R., blogger romano titolare della pagina Facebook “MisterHelmet Magazine”, è conosciuto da anni per i toni spesso aldilà della continenza. Nel suo mirino sono finiti, negli anni, grandi testate, commentatori televisivi, piloti plurititolati e giornalisti di settore. In passato le vittime “si limitavano all’invettiva”, come nella canzone di De Andrè. Poi sono fioccate le querele e la magistratura ha calato la scure.

Gravi imputazioni

Ragno è stato rinviato a giudizio ed è a processo per rispondere del reato penale di diffamazione a “mezzo di larga pubblicità”, Facebook appunto, perchè “con più condotte esecutive di un medesimo disegno criminoso attraverso la pagina Facebook <Misterhelmet Magazine> ledeva la reputazione attraverso la pubblicazione di post offensivi volti a screditare la veridicità delle notizie nonché la buona fede dei relativi autori”. L’accusa ha rilevato anche l’aggravante della continuazione del reato.

L’imputato è innocente fino a condanna definitiva. Nei casi di diffamazione a mezzo social però il reato è provato indiscutibilmente dagli “screenshot” dei post offensivi. In attesa delle sentenze speriamo che sui social  i toni diventino più civili.