Sanremo alla ricerca di un femminismo politically correct di facciata

Sanremo

Sanremo è finito e fortunatamente ci siamo risparmiati la retorica sulla festa della donna.

La settantunesima  edizione di Sanremo, con soddisfazione di molti si è conclusa.

Per un anno ci dimenticheremo della maggior parte delle canzoni presentate e delle gaffe che inevitabilmente accompagnano il Festival di Sanremo.

Ma quello che non dimenticheremo, almeno io non lo farò, è quello che questo festival ha lasciato a noi donne. Purtroppo in Italia è ancora difficile parlare delle donne senza cadere in stereotipi e scenette imbarazzanti.

Sanremo e i fiori solo alle donne

Non voglio certo attribuire al Festival di Sanremo una missione pedagogica che non ha o che meglio, non dovrebbe avere. In fin dei conti si tratta di una vetrina canora per artisti più o meno conosciuti o caduti nell’oblio che sperano di risollevarsi con la canzone azzeccata o che al limite sperano di vivere di rendita per un anno.

Fin qui niente da dire.

Ma allora perchè lanciarsi in uno pseudo progressismo avvilente?

È sempre stato piuttosto insensato misurare la femminilità con i fiori e la mascolinità con il loro rifiuto.  Ed è dato incontestabile che questi retaggi culturali restano.

La Rai, nonostante il tentativo di darsi un’aria di libertà, inclusione ad accoglienza, rimane ancora imbalsamata in una visione dell’identità di genere erronea e superata.

Eppure alcuni artisti hanno cercato di minare la facciata del politically correct che imperversa a Sanremo, attirando polemiche. Segno che c’è ancora tanta strada da fare.

Tentativi sul palco dell’Ariston

La cantante della Rappresentante di Lista, la “queer pop band” dell’etichetta di Battisti e Mogol, decide di  passare al compagno di band Dario Mangiaracina il mazzolino di fiori fino a quel momento distribuito solo a chi possedeva una vagina. Il suo gesto  ha innescato una reazione a catena che ha  fatto porre l’accento sul fatto che  “ora a Sanremo i fiori si danno sia agli uomini che alle donne”. Considerazioni da Medioevo.

Francesca Michielin nel momento della tradizionale consegna dei fiori, esordisce con un “facciamo una volta per uno, stasera li do a Fedez” passando al compagno di avventura il mazzo davanti allo sguardo di Amadeus interdetto.

E ancora Damiano dei Maneskin dona  i fiori a Manuel Agnelli e non alla ragazza del gruppo.

Gesti che hanno stupito e chi ci fanno pensare che nonostante questa stia stata l’edizione più genderless di sempre (merito anche dell’immenso Achille Lauro), ancora si pensa che i fiori siano soltanto per le donne.

Sanremo e il momento più avvilente

Utilizzando un linguaggio giovanile, il momento più cringe del festival di Sanremo  è stato raggiunto da Barbara Palombelli. Invitata a rappresentare “le donne di spessore”, si è lanciata in un monologo che sembrava scritto negli anni Cinquanta.

“Ragazze, noi dovevamo lottare per i nostri diritti, voi donne VE LI AVETE GIÁ trovati fatti, adesso sta a voi difenderli ma con il sorriso, TANTO non andremo mai bene ai mariti, ai padri, ai fratelli, non va bene neanche Liliana Segre!”

Il che significa: “Ragazze, non avete  più niente da chiedere perché  la parità c’è e grazie a me  che ero ribelle , che ero standista e che facevo gli incidenti con la macchina. Ora difendetela con il sorriso perchè tanto non andrete mai bene”. Andare a scomodare poi Liliana Segre è imbarazzante.

Un misto tra perbenismo ottuso e incredulità. Il blog Spinoza sottolinea  una certa libertà di ricostruire la morte di Luigi Tenco che la Palombelli ha catalogato come “gioco con la pistola” (“durante l’omaggio della Palombelli, dalla tomba di Tenco si è sentito un altro sparo”).

Ecco Barbara Palombelli in un colpo solo ci ha fatto tornare indietro di cinquanta anni.

Sanremo è sempre Sanremo

Certo, dare la colpa a Sanremo sarebbe ingiusto: in fondo Sanremo è sempre Sanremo e fa parte della nostra cultura, che lo vogliamo o meno.

E’ tristemente incontestabile che questi stereotipi sono difficili a morire. A fronte di una apertura di facciata, imperversa  ancora il clichè che vuole che i fiori siano per le donne, che gli uomini non piangano, che le donne mettano la gonna e gli uomini i pantaloni. A venirci in soccorso sono però le pseudo femministe alla Barbara Palombelli, che non perdono occasione di propinarci amore verso le donne.

Quindi per fortuna che Sanremo è finito prima dell’8 marzo , di perbenismo becero ne abbiamo abbastanza.

Sono sessualmente tutto

Genericamente niente

Essere è diritto di ognuno

Achille Lauro

Elisabetta Lubrani