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L’isola che non c’era: riemergere dalle illusioni è possibile?

L'Isola

L’Isola che non c’era (Il ramo e la foglia edizioni, 2021, pp 156, euro 15), di Leonardo Bonetti è un viaggio interiore prima che fisico verso un’isola magica, utopica sospesa nel tempo.

L’Isola che riemerge

Un’isola misteriosa e sconosciuta riemerge dalle acque dopo la scomparsa del libro che ne raccontava la genesi e il mito.

Protagonista del libro è Leo, un giovane solitario dalla vita ordinaria che dopo un abbandono senza parole da parte dell’amata (la sua pulzella), rimasto solo al mondo,  decide di imbarcarsi dalla costa adriatica alla volta di questa terra tanto evocata ma poco conosciuta.

La vita di Leo prima dell’isola sembra avvolta nel sonno, svagata e distante dalla realtà e vissuta con “umile ingenuità”.

“Leo, si sa, fa parte di quella famiglia di individui solitari che assecondano le illusioni più consuete: astinenza da TV e giornali nella professione del meno, ultima religione. Creature inconcluse, sconfitte senza battaglia, colte da lieta disperanza, alla ricerca e all’attesa d’una risurrezione costantemente temuta.Per questo dunque, un giorno come altri, si sarebbe avventurato alla volta dell’isola portando con sé nient’altro che la sua umile ingenuità” 

Arrivato sull’isola, Leo scopre una nuova realtà, una nuova possibilità: rimane affascinato dalle acque cristalline, dalla sabbia bianchissima e da Aldina. Sull’isola scopre una società fondata sulla giustizia, in cui non esistono furti e malattie.

Attraverso incontri e luoghi ambigui, Leo si interrogherà su alcuni segreti di questo isola misteriosa accompagnato dall’inafferrabile Dottor Elwin, il“Dottor timido” e la sua rivoluzione, colui che lo porterà fino al termine della sua avventura.

Incontrerà i Poyka, ascolterà la storia di Judith, andrà alla ricerca della casamatta passando per la casa delle gravide e il Necrolario: tutte tappe fondamentali per riemergere. E poi la storia d’amore tra Aldina e Giorgino a metà tra il fiabesco e il reale: i due giovani si ribellano alle regole dell’isola avvertendo l’ingenuo Leo “…Non lasciarti condurre troppo in là. Non c’è opera per cui varrebbe la pena spendere la vita, credimi. Nessuna grande opera che possa vivere della sua perfezione. È solo una vanità che nutre le immaginazioni più testarde, fuorviate dal loro stesso desiderio. No, Leo caro, non dimenticarlo: solo questa mia disperata richiesta d’amore vale qualcosa”

Una metafora aperta

Leo è un uomo che vive di curiosità, dubbi e patimenti: per questo le sue domande saranno scomode e faranno cadere il velo dell’illusione. Così l’isola diventa metafora degli istinti del mondo, dell’uomo e delle sue mille inclinazioni.

«È un posto dove restare, le dico; che sia un’isola o un’idea, fa lo stesso. Un luogo, comunque, da sperimentare fino in fondo».

Un romanzo di formazione, un lungo racconto filosofico, una fiaba morale… l’Isola che non c’era è tutto questo e molto di più.

Con un linguaggio asciutto e incisivo, a tratti misterioso,  Leonardo Bonetti ci mette di fronte a quanto le “apparenze” siano vitali per noi, nonostante continuino irrimediabilmente ad ingannarci. Sospesi in una dimensione altra, ci poniamo domande come l’ingenuo Leo. Ma le risposte che avremo ci porranno nuovi interrogativi.

In fondo non è forse questo essere uomini? Dedicare la vita ad  una ricerca insaziabile di risposte.

 

 

(1) Commento

  1. Ringrazio “Mattia Pascal”, in particolare a Elisa Lubrani, per lo spazio che ci dedica con queste belle parole su “L’isola che non c’era”.

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