La ragazza del treno: un viaggio voyeuristico nelle vite degli altri

La ragazza del treno: un viaggio voyeuristico nelle vite degli altri

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La ragazza del treno e la sua nascita

Paula Hawkins, quarantaquattrenne inglese nata a Harare, Zimbabwe, inizia a scrivere “The Girl on the Train” (La ragazza del treno) in un momento delicatissimo della sua vita: Riverhead Books, l’editore per cui lavorava su commissione e con cui aveva  già pubblicato quattro romanzi rosa di scarso successo utilizzando lo  pseudonimo di Amy Silver, minacciava di licenziarla.

Nei sei mesi che seguirono, la Hawkins, che in quel periodo era costretta a chiedere un prestito alla famiglia, scrisse febbrilmente barricata in casa, caricando il romanzo di tutta la tensione, la miseria e la precarietà che lei per prima stava attraversando.

Il risultato di questo duro lavoro, fu un libro composito ma non complesso, che a oggi ha venduto quindici milioni di copie (seicentomila in Italia) e che si è imposto come uno dei più clamorosi casi editoriali degli ultimi anni.

Un successo inaspettato

Il libro ha  sicuramente cavalcato l’onda del successo riscosso da un altro romanzo: “Gone Girl” (L’amore bugiardo in Italia) di Flynn Gillian, contribuendo di fatto, al nascere di un nuovo genere letterario: quello del thriller intimistico che ha per oggetto i drammi che si consumano dentro le mura domestiche.

Il 13 gennaio 2015 “The Girl on the Train” esce in America con una tiratura iniziale di centoventimila copie; pochi giorni dopo viene pubblicato in Inghilterra.

Nella prima settimana, a tre giorni dall’uscita, raggiunge la vetta della classifica americana e si posiziona al secondo in quella inglese.  La settimana successiva anche le classifiche inglesi vedono il libro al primo posto: nel frattempo esce in Canada, in Irlanda e in Australia, ottenendo lo stesso successo. Nella terza settimana, la vendita di ebook e cartaceo raggiunge le centomila copie in Inghilterra e il mezzo milione in America.

Era  scoppiato un caso editoriale: un romanzo d’esordio non aveva  mai raggiunto punte così elevate in così breve tempo. Il libro rimane in cima alla classifica dei libri più venduti di «The New York Times» per tredici settimane.

La ragazza del treno: il racconto di una realtà ordinaria

Quella che viene abilmente rappresentata è una realtà ordinaria, vicina a quella di chiunque.

La storia ha inizio quando la protagonista, Rachel, guarda fuori dal finestrino del treno delle 8,04 che la conduce da Ashbury a Londra.

Il suo sguardo si sofferma su particolari senza importanza come una scarpa spaiata o un mucchietto di vestiti abbandonati vicino alle rotaie, e poi  sulla terrazza di una villetta bifamiliare a due piani di Blenheim Road a Witney – solo quattro porte di distanza dalla casa in cui lei ha vissuto per cinque anni con il marito Tom e dove ora l’ex marito abita con Anna –, dove una giovane coppia fa placidamente colazione.

Rachel fantasticherà sulla vita degli altri, fino a quando i confini tra realtà e immaginazione non diventeranno indefiniti.

La ragazza del treno: il voyeurismo

Un tormentato filo  voyeuristico percorre tutto il romanzo: Rachel è sola, depressa e alcolizzata, ma il desiderio di guardare gli altri, di comprenderne le vite, è irrefrenabile. Nella vita di Jess e Jason – come ribattezza l’uomo e la donna osservati, che  in realtà si chiamano Megan e Scott – ritrova, o prova a ritrovare, quello che per un periodo è appartenuto anche a lei: una vita semplice e felice.

Ho appoggiato la testa al finestrino e vedo sfilare il retro degli edifici, come se fosse il piano sequenza di un film. È una prospettiva unica, ignota persino agli stessi abitanti di quelle case. Due volte al giorno, solo per pochi, fugaci istanti, ho l’opportunità di sbirciare nella vita di quegli sconosciuti. C’è un che di rassicurante nel vederli sani e salvi tra le mura domestiche.

Guardare, senza essere visti, le vite degli altri ha una forte attrattiva: consente di rivolgere per un attimo l’attenzione lontano dai nostri problemi, dalla nostra routine, e al tempo stesso permette di sentirci meno soli.

Isolamento e routine sono gli elementi centrali della narrazione  e il viaggio in treno li ingloba in tutta la loro sfaccettatura.

Una narrazione polifonica

Il romanzo ha una struttura  polifonica affidata a  tre punti di vista, tutti femminili (Rachel, Anna, Megan), che si esprimono seguendo il flusso di pensieri tipico della narrazione diaristica.

«Il lettore non vede la storia solo con gli occhi di Rachel, ma anche con quelli di altre due donne che lo accompagnano alla scoperta dei fatti, un momento confermandone i sospetti, quello dopo confondendolo di nuovo. I tre personaggi hanno una psicologia profondamente diversa, costituiscono tre perfetti punti di osservazione di una storia di cui non riesci a immaginare la conclusione»

(Claudia Consoli in «CriticaLetteraria» il 30 giugno 2015)

Diritti editoriali e cinematografici

Nel corso del 2015 ai ventiquattro editori che avevano opzionato il libro prima dell’uscita se ne aggiunsero altri, per un totale tanto strabiliante quanto inaspettato di quarantuno.

Tra loro la casa editrice italiana Piemme.

Nel marzo 2014, ancora prima dell’uscita fisica del romanzo nelle librerie,  DreamWorks ne acquista i diritti per la realizzazione di un film, uscito nelle sale americane il 7 ottobre 2016 per la regia di Tate Taylor e con Emily Blunt nel ruolo della protagonista Rachel.

Nel giorno dell’uscita in Italia, la Hawkins scrive una lettera ai lettori italiani, pubblicata sul sito di Piemme in occasione della sua visita a Mantova il 10 settembre 2015:

Caro lettore,
siamo tutti voyeur.
Noi pendolari siamo uguali dappertutto: prendiamo posto sullo stesso treno ogni mattina e ogni sera, leggiamo il giornale o ascoltiamo la musica; osserviamo pigramente fuori dal finestrino le stesse strade, le stesse case, e talvolta cogliamo qualche attimo della vita di perfetti sconosciuti. E allora allunghiamo un po’ il collo, per vedere meglio.
C’è qualcosa di irresistibile in quegli attimi rubati, in quegli sguardi dentro le vite degli altri, frustranti perché passano troppo in fretta, ma anche terribilmente rivelatori.
Non abbiamo mai incontrato di persona quelli che abitano all’ultimo piano del palazzo che si affaccia sulla nostra penultima fermata. Eppure sappiamo che uno dei loro figli è fan di Ronaldo, che l’altra, adolescente, ascolta gli Artic Monkeys e non gli One Direction, che entrambi hanno un debole per i mobili scandinavi e i quadri espressionisti. Sentiamo di conoscere queste persone. Ci piacciono. E siamo quasi sicuri che anche noi potremmo piacere loro. Anzi, potremmo essere amici.
La solitudine e l’isolamento fanno spesso parte della vita in città, ma anche dei viaggi quotidiani dei pendolari. Di certo è così per Rachel, la protagonista di La ragazza del treno. La sua caduta è avvenuta in un istante: è scivolata senza accorgersene dalla felicità alla disperazione. E proprio nel tentativo estremo di riempire il vuoto lasciato dalla sua vita precedente, Rachel comincia a inventarsi un legame con una coppia che vede ogni giorno dal finestrino del suo treno.

Quei due sconosciuti le diventano così familiari che le sembra di conoscerli, di capirli; intorno a loro, Rachel costruisce nella sua mente una storia, un’amicizia. In realtà, Rachel non sa nulla delle loro vite reali, e non ha idea
di che cosa la aspetti quando, avendo assistito da quel finestrino a qualcosa di scioccante, prende la fatale decisione di attraversare una barriera e di passare da voyeur a parte attiva della loro storia. Ma una volta che quella barriera viene attraversata, non si può più tornare indietro.

Spero che vi piacerà leggere “La ragazza del treno “almeno quanto
a me è piaciuto scriverlo.

Paula Hawkins