I due Papi: come scegliere tra una margherita e una diavola

I due Papi: come scegliere tra una margherita e una diavola

I due Papi, film diretto da Fernando Meirelles, con protagonisti due attori di grandissimo calibro come Jonathan Pryce, Anthony Hopkins, narra il delicato passaggio dal pontificato di Benedetto XVI a quello di Francesco.

Papi e Vaticano sembrano essere diventati soggetti prediletti del panorama cinematografico.

Il precursore è stato Nanni Moretti, con Habems Papam, film con un’idea originale e profetica: il Papa appena eletto cade in una profonda crisi esistenziale. Sorrentino con le due serie “The Young Pope” e “The new Pope”, dà vita ad un Papa insolitamente affascinante, irriverente e provocatorio. Infine anche Wim Wenders arriva con il documentario su Papa Francesco.

I due Papi : La trama

Il film si concentra su un delicato passaggio storico. Tra il 2010 e il 2013, il Vaticano si trova al centro di scandali e polemiche. Da una parte gli abusi sessuali, dall’altra la vicenda Vatileaks con la fuga di documenti riservati su scandali finanziari che coinvolgono persone vicinissime a Papa Ratzinger. Anche l’ala più progressista del Concilio, matura la necessità di avere un nuovo Capo della Chiesa Cattolica. La sensazione di inadeguatezza e lo stato di salute, portano Benedetto XVI a decidere per le dimissioni da Papa. Nel frattempo dall’Argentina, Jorge Mario Bergoglio prepara il suo viaggio a Roma per chiedere al Papa di poter lasciare il governo pastorale dell’arcidiocesi e tornare alla quotidianità del ministero. Il lungo dialogo tra i due porterà ad esiti diversi che condurranno all’ elezione di Papa Francesco il 13 marzo 2013.

Un lungo flashback

Il film, con un ritmo abbastanza lento e a tratti noioso, è un lungo incontro-scontro tra Bergoglio e Ratzinger: l’eroe buono e il suo contraltare da cattivo. Non ci sono colpi di scena. Parte del film è dedicata ad un pedante flashback sugli anni della dittatura militare argentina con un Bergoglio giovane (interpretato da Juan Minujín) all’epoca dei fatti provinciale dei gesuiti, che si confessa colpevole di non aver saputo difendere due suoi confratelli (anche se la storia non è andata propriamente così). Un Francesco carismatico, dalla parte dei deboli, dei poveri, degli omosessuali: un Papa povero con le scarpe usurate che gelosamente indosserà anche in occasione del suo primo discorso ai fedeli dopo la salita al soglio pontificio.

I due Papi : la Conciliazione

Papa Ratzinger, interpretato da un magistrale Anthony Hopkins viene ritratto goffo, arcigno, indolente e insofferente verso Bergoglio (Jonathan Pryce), sia durante il loro primo incontro in occasione del Conclave del 2005. Ma anche alla vigilia dell’epilogo del pontificato, quando il papa tedesco incontra Bergoglio per anticipargli la decisione di dimettersi e investirlo della successione. Attraverso i loro dialoghi tra teologia e senso comune improvvisamente i confini tra i due si sfumano, il tango e il football faranno il resto: una bella parabola da Vangelo. Riecheggiano temi importanti affrontati in modo superficiale: le differenze, la fallibilità del Papa in quanto uomo, l’omosessualità, la pedofilia. Tutto velatamente accennato e sorvolato, neanche abilmente. Argomenti scomodi piegati al messaggio dei film: compassione cristiana, ovvero conciliazione e normalizzazione.

Ecumenismo

Questo è un film fatto per piacere a tutti. E’ un film per i fedeli che si illudono di vedere il cattolicesimo come una grande famiglia. E’ un film per chi all’interno della chiesa crede ancora che si possano comporre le differenze. Piace persino a chi non si riconosce nella Chiesa perchè Francesco appare “uno di noi”. Ma non riesce a convincere chi non cerca immediate normalizzazioni e chi ritiene ingiusto e ingrato far apparire Francesco come il Papa “buono” e Benedetto XVI come quello “cattivo”, sconvolgendo la verità, la verità ignobile della pedofilia. La storia recente racconta quanto Ratzinger negli ultimi anni del pontificato di San Giovanni Paolo II, si sia battuto per smascherare lo scandalo Maciel denunciato da numerosi bambini e di suoi seminaristi.

Lo sceneggiatore Anthony McCarten ha affermato che il film è destinato ad alimentare un dibattito più ampio.

In un mondo in cui i conservatori e i progressisti sono molto trincerati e si allontanano ulteriormente, e vetriolo e rabbia scorrono da entrambe le parti, volevamo fare un film sulla ricerca della via di mezzo”.

Ma il film non fa nulla del genere. Ripete semplicemente clichè. Il risultato è un film che sa di “buono per forza”, di politica e di propaganda.

Che fine ha fatto la differenza di punti di vista tra i due? Dove le posizioni teologiche inconciliabili? Tutto per magia si dissolve tra un tango improvvisato, una partita di calcio e…una pizza .

La sensazione che rimane alla fine è di aver assistito  a un’ottima prova di recitazione di Pryce e Hopkins, memorabili mentre si pizzicano vicendevolmente, prova di recitazione a tratti sminuita da una prospettiva troppo parziale nei confronti di uno dei protagonisti e forse troppo semplicistica.

In fondo: 

La propaganda è l’arte di convincere gli altri di ciò in cui non si crede…”,

(Abba Eban)

 

Elisa Lubrani