Ciclo mestruale: l’esibizione ci rende emancipati?

Ciclo mestruale: l’esibizione ci rende emancipati?

Ciclo Mestruale, ovvero:

“Avere le tue cose”, “Essere indisposta”, “Avere il marchese”, “Diventare signorina”

Mille e mille nomi diversi nel mondo per indicare la normalità. Poi Nuvenia, con una pubblicità senza filtri crede di aver abbattuto un tabù. E’ davvero così? E’ un modo efficace? Esistono modi meno forti (più eleganti) per esprimere il concetto?

Ciclo mestruale e fantasticherie

Da sempre, le mestruazioni sono state avvolte in un codice oscuro, comprensibile alle sole donne. Sebbene le prime comunità umane considerassero il ciclo mestruale come portatore di vita, con il tempo il pensiero popolare è cambiato e l’idea dominante è diventata quella dello stretto rapporto tra sangue e demonio: la donna, a causa delle mestruazioni, sarebbe in qualche modo “contaminata”.

Da qui alle teorie più disparate è un attimo.

Se una donna nel periodo delle mestruazioni tocca un fiore, quest’ultimo appassisce e muore, il vino viene tramutato in aceto e i campi da coltivare improvvisamente sono sterili. E ancora i semi delle piante nel giardino seccano, i frutti – ancora acerbi – cadono dall’albero mentre bronzo e ferro tendono ad arrugginire. Pare poi che vi sia un odore decisamente poco rassicurante nell’aria, che la maionese vada a male, che la salsa di pomodoro sia acida e che i dolci non lievitino.

Da dove deriva questa convinzione?

Dobbiamo tenere presente che fino a non molti anni fa, quando una donna aveva il ciclo, non poteva godere di privacy. Non vi erano assorbenti, le zone delle casa non erano separate come oggi, si indossavano gli stessi abiti a lungo, c’era decisamente poca igiene e per di più ci si lavava in pubblico. Era quindi  comprensibile associare ad una donna che perdeva sangue l’idea di qualcosa di anomalo, sporco e talvolta mostruoso.

Purtroppo ancora oggi, nonostante molte credenze popolari siano definitivamente state abbattute, alcuni divieti e supposizioni  circolano ancora  sul web: lavare i capelli e farsi la doccia  influenzino la durata del ciclo mestruale. Si narra poi l’impossibilità di avere rapporti sessuali o che il rapporto durante il ciclo escluda categoricamente una gravidanza. Addirittura la donna con il ciclo attirerebbe gli squali e gli orsi. Vietato poi depilarsi, vietato tingersi i capelli e praticare sport.

Il ciclo mestruale nel mondo

Ancora oggi in tantissimi Paesi, come l’India o il Nepal, le mestruazioni sono malviste .

La religione e il patriarcato giocano un ruolo fondamentale nello  sminuire le donne e farle sentire mostri, sbagliate, sporche.

Moltissime donne sono infatti costrette a subire trattamenti indegni, come ad esempio essere allontanate dalla famiglia durante la settimana di mestruazioni ed essere costrette a vivere in solitudine, al freddo e patendo la fame. Altre ancora sono costrette a non andare a scuola in mancanza di veri e proprio assorbenti, altre devono lavarsi in luoghi adibiti agli animali con degli stracci vecchi e per niente igienici.

Ma poi arriva lo spot della Nuvenia

A partire dagli anni ’80 in Italia il marchio Ultraserena lanciò degli spot pubblicitari sugli assorbenti, puntando alla loro comodità, e scarso ingombro. La prova della loro assorbenza era fornita dal liquido azzurro  di laboratorio. La parola assorbente non era mai citata.

Sempre negli anni ’80 si fa un passo in avanti con lo spot di “Lines mini l’invisibile”: due ragazzine si preoccupavano di controllare, prima di uscire di casa, che l’assorbente non fosse evidente attraverso i pantaloni attillati e chiari.  Comparivano anche parole più dirette come “assorbente” e “ciclo”.

Nuvenia Pocket  nel 1987 , lancia un messaggio rivoluzionario: protagonista della pubblicità una donna bellissima e sorridente che proprio durante quei giorni fa paracadutismo, attività ovviamente non sedentaria. Messaggio chiaro: durante il ciclo mestruale si può fare tutto, non si è malate.

Ma ecco che nel 2018 arriva Viva la Vulva, un progetto creato da Amv Bbdo e sposato da Nuvenia, brand di assorbenti della multinazionale svedese Essity.

La campagna incoraggia le donne a mostrarsi senza paura di giudizi, ad amare il proprio corpo, ad accettare le mestruazioni senza timore di sentirsi ‘sbagliate’ o impotenti: semplicemente con naturalezza.

Per la prima volta compare  il veritiero colore rosso sangue: non più l’asettico colore azzurro negli spot passati. Tutto ciò punta a scardinare il tabù e spingere anche le più giovani ad affrontare quelle giornate con serenità.

Lo spot esibisce le mestruazioni

In realtà, lo spot, che dovrebbe aiutare l’emancipazione femminile, rappresentando le donne reali e non quelle immaginarie, è solo di dubbio gusto. Parlare, informare è sicuramente auspicabile ma, esibire le mestruazioni non è di aiuto per le donne andando  a violare quella  sfera di privacy che tantissime vogliono far rimanere tale. Eppure Nuvenia ha la convinzione di avere infranto chissà quali barriere: “Canoni estetici che raccontano di donne perfette; censure, imbarazzo e scarsa conoscenza di una parte così importante del nostro corpo; credenze e stereotipi con cui scontrarsi ogni giorno:questo è ciò che vogliamo combattere, parlandone e informando, perché l’unica vulva perfetta è la tua!”.

La donna non è solo vagina

Al di là del cattivo gusto, il problema è proprio quello ridurre l’unicità della donna alla supervalutazione di un organo, la vagina, con la quale le donne sin da bambine instaurano un rapporto personalissimo e speciale e che, non può essere sottoposto alle logiche di marketing. E’ come se l’identità di donna fosse realizzata unicamente nell’esibizione di ciò che accade nella vagina.  Quella che per Nuvenia voleva essere una provocazione e un abbattimento di tabù si è risolta in uno spot di cattivo gusto e riduttivo della complessità femminile.

E’ indubbio che il ciclo mestruale è ancora un tabù, almeno in alcuni Paesi.

Sicuramente oggi, senza tanti spot inneggianti l’emancipazione,  basterebbe garantire  l’accesso gratuito ai beni di prima necessità, come gli assorbenti.

Parlando di taboo e arretratezza, in Italia gli assorbenti igienici – certo diffusi e facilmente accessibili – sono tassati con l’iva imposta al 22%. Si tratta della cosiddetta Tampon tax, che considera gli assorbenti non solo come beni non di prima necessità,  ma li tassa come beni di lusso. Numerosi sono i dibattiti e le opposizioni, soprattutto in considerazione del fatto che in molti Stati del mondo (tra cui il Kenya) l’iva sugli assorbenti femminili sia stata ormai del tutto abolita. 


Siamo sicuri che l’esibizione del  il ciclo mestruale in uno spot televisivo, ci rende emancipati?