X Factor 2020: il fallimento dell’esperimento radical chic

X factor

X Factor: si chiude una delle stagioni più controverse del talent.

Doveva essere l’anno della rivoluzione: X Factor annuncia nel cast cantanti pop, rapper, cantautori, band pop/rock e fenomeni da baraccone.

Fino ad un certo punto tutto ha filato liscio come gli anni precedenti: i quattro giudici, non solo amici ma fratelli che si supportano nella scelta dei loro concorrenti, l’onnipresente Cattelan, l’intenzione di educare il pubblico a conoscere le diverse forme del panorama musicale, la ricerca di un talento con l’X Factor (quel non so che in più, che rende quel concorrente diverso da altri). Come da copione, però, quando sono cominciate le dirette e la gara è entrata nel vivo, il bonismo tra i giudici-fratelli ha cominciato a vacillare, e si è dato il via alla strategia, quella di tutti gli anni: far fuori prima possibile i concorrenti più forti.

Ed ecco che i concorrenti hanno lasciato il posto ai giudici che con le loro schermaglie diventano i protagonisti di un talent che ha dimenticato la ricerca di un X Factor, vendendosi al Dio pubblico e ai progetti discografici.

Niente di diverso, insomma  rispetto alle altre stagioni, se non fosse per la melassa di finto radical chic che ci hanno propinato in tutte queste serate.

X Factor: lo strano per forza

L’esigenza del format non è più quella di trovare nuovi talenti da lanciare nel mondo discografico italiano, ma enfatizzare l’estremismo musicale un radical  chic, che poco importa se piace o no, l’importante è che stupisca. Non è un caso che nei commenti  le parole più utilizzate sono”rivoluzione”, “genio”, “novità”, “avanguardia”.

E così i giudici si sono sforzati, qualcuno con successo e altri meno, a portare trasgressione e innovazione.

Manuel Agnelli ci prova con punk rock che in Italia non funziona se non in ristrettissimi cerchie, illudendosi di poter trasferire panorami culturali come quello inglese e americano in Italia. Emma cerca di “uscire”dal suo guscio aggrappandosi a Blue Phelix e a un incolore Santi, per poi accontentarsi di uno  scontato e monocorde Blind. Hell Raton era forse il giudice che aveva maggior possibilità di spaziare in campi diversi e portare veramente a termine quel progetto “rivoluzionario”, ma saranno state le strategie che sono tornate indietro, saranno state poco convincenti le scelte fatte -le produzioni troppo artificiose hanno finito per schiacciare le personalità delle ragazze- fatto che sta che si ritrova solo  con l’indubbiamente ineccepibile Casadilego.

Ed infine Mika che si erge ad indiscusso pigmalione di un senza talento, spacciandolo per avanguardia. Un Naip che è un misto senza forma tra un cabarettista, giocoliere, musico, comico…insomma un tutto nel quale il cantato non ha niente a che fare. Uno strano, non un originale. Una copia mediocre, mal riuscita e persino offensiva di una copia di un Gaber 2.0.

E i giudici?

I  giudici dimenticano dove si trovano, lanciandosi in discussioni talvolta incomprensibili, permettendo poi l’uscita di scena dei veri e indiscussi vincitori di questa edizione: i Melancholia.

I quattro giudici si ergono a professori di un pubblico che non sa. Ma non devono essere loro a “istruire”, ma soprattutto non devono farlo a spesa dei concorrenti. Perchè chiedere ad un rap di cimentarsi in un brano pop? Mika non si diletta in brani rap per dimostrare la “versatilità”.

I ragazzi sono giovani, all’inizio della loro carriera, ma non per questo devono diventare cavie. Il compito dei giudici dovrebbe essere quello di valutare e esaltare il potenziale dei ragazzi che loro hanno scelto. E non è stato fatto.

Si condanna il pop: Vergo provava vergogna a cantare pop quasi fosse una sottocategoria della musica, ma il pop vende, e il suo singolo “Bomba”,piaceva e piaceva a tutti dal primo ascolto. E’ facile fare i radical chic  e  gli acculturati  da salotto, anche se poi Mika, Emma e Hell Raton scendono sempre ad un compromesso con quello che piace al pubblico.

Quello che fa Manuel Agnelli ancora non l’ho capito.

 

Elisabetta Lubrani