Amanda Lear ,Salvador Dalì …e moglie

Amanda Lear

Amanda Lear icona senza tempo.

Amanda Lear ,chiusa in una gabbia dorata con indosso una tuta stretch leopardata, nel 1977 cantava: «Voulez-vous un rendez-vous tomorrow?». Il  videoclip è diventato una delle immagini iconiche della discomusic anni ’70 e ’80. Personaggio camaleontico, Amanda Lear,diva dal look iper sensuale e fisico androgino, e dal timbro di voce spiccatamente rauco, quasi maschile, nel corso degli anni ha alimentato e giocato sulle voci della sua presunta ambiguità sessuale.

Modella, attrice, musa, ma anche doppiatrice e conduttrice televisiva, cantante…Ma chi è Amanda Lear?

Secondo la  biografia disponibile sul suo sito online amandalear.com, si legge infatti che la star è nata in Vietnam(dato anche questo non certo perchè secondo alcuni sarebbe nata ad Hong Kong) ,nel 1950 da madre asiatica e padre ufficiale di marina inglese.

Notizie concernenti la sua vita privata prima della sua apparizione pubblica a metà degli anni Sessanta è avvolto dal mistero:eccezion fatta per pochissime informazioni quali il divorzio dei genitori,l’infanzia e adolescenza con la madre a Nizza.

«Ho incarnato quattro corpi per sette anni. Il corpo ha bisogno di riposare. Vivo a casa, in Provenza, in mezzo ai miei ulivi e ai miei dieci gatti e dipingo. I miei amici sono tutti alcolisti, tossicodipendenti o ninfomani, è la mia terapia!»

Amanda Lear

L’incontro con Salvador Dalì

Amanda Lear e Salvador Dalì si incontrarono in un locale notturno parigino di nome Le Castel, nel 1965. All’epoca la modella era accompagnata dal fidanzato Tara Browne, ma questo non impedì che tra lei e il pittore surrealista si creasse un’improvvisa sintonia. La Lear colpì Dalì grazie al suo fisico androgino e poco femminile, inusuale rispetto al modello di bellezza in voga all’epoca. Il surrealista la volle assolutamente come modella, e così Amanda divenne la sua musa. Fra loro si creò una stupefacente affinità spirituale. Nelle numerose interviste rilasciate dopo la fine della loro storia Amanda rivelò quanto fosse stretto il loro rapporto. Un ménage assolutamente non convenzionale ma una sorta di “matrimonio spirituale”, come Amanda stessa lo definì.

Il ménage a trois

«In un triangolo meglio fare l’amante. Non hai il nome o il conto in banca, ma sei libera, non hai doveri, solo piaceri: la legge o la religione non ti obbligano ad essere fedele fino alla morte e non hai bisogno di stare con il tuo amante tutti i  giorni, vederlo mentre si lava i denti o sta sotto la doccia»

(Amanda Lear)

L’enfant terrible” dell’arte, era   sposato, ma Amanda Lear ha accompagnato lui e sua moglie per circa quindici anni, trascorrendo ogni estate con loro. La moglie, Gala, era la migliore amica di Amanda. “Era molto più vecchia di Dalì, quindi non le interessava più di uscire con lui, se lo portava dietro da 50 anni.

 «Ma cosa ci sarà di così strano a stare in tre invece che due? Lo fanno tutti: dai re, ai principi, perfino i presidenti della Repubblica e molti comuni mortali….», continua Amanda, che attribuisce il merito della sua riuscita relazione multipla, durata 17 anni,  all’intelligenza e al savoir–vivre della moglie del suo amante. «Gala era un’esperta di triangoli: lo aveva già vissuto, con lei al centro, insieme al primo marito Paul Eluard e a Max Ernst, che condussero un’interessante vita a tre, prima di partire, insieme, per una vacanza a Cadaqués, dove Gala incontrò Salvador. Per quest’uomo 11 anni più giovane di lei, lasciò marito e amante e decise di sposarsi per la la seconda volta. Questa donna straordinaria fu di una generosità assoluta: mi accolse immediatamente in seno alla sua coppia. Siamo rimaste amiche fino alla sua morte, capiva che ero una ricchezza, non un ostacolo», Certo, per realizzare un triangolo come il nostro occorre una certa classe. Non eravamo la coppia del commendatore squallido, con la villa in Sardegna, che ha l’amante nascosta e mantenuta, a cui racconta in continuazione bugie.Volavamo molto alti, non ci nascondevamo mai, anzi, andavamo tutti e tre insieme in vacanza, alle prime teatrali, a Parigi, a Londra, a New York, eravamo felici e innamorati pazzi…».

Amanda Lear:la musa

amanda Lear

 I due definirono il loro un rapporto tutto spirituale, votato all’arte: ma come potevano rimanere in penombra due personaggi così eccentrici, così vistosi e, soprattutto, come potevano passare in secondo piano dipinti di nudo come Vougé Vénus aux fourrures, ove Amanda posò totalmente nuda per il grande maestro?

Nel 1984 Amanda Lear pubblica anche la sua prima biografia ufficiale, My Life With Dalì, in cui parla del rapporto avuto con l’artista.

 

 

Amanda Lear e Salvador Dalì:l’ultimo incontro

La showgirl era appena ritornata da Barcellona , troverà Dalì, magro e malato, nel buio più assoluto. Cercherà di convicerlo ad uscire, ma il pittore si rifiuterà, ormai stanco e deciso a rimanere da solo. Poi le chiederà se fosse  ancora una cantante. “Certo, devo guadagnarmi da vivere. Ma dipingo anche molto, dipingo sempre. Tutto quello che mi ha insegnato…”, risponderà la Lear.

Peccato. Sarebbe stato meglio che Lei non avesse mai cantato, mai dipinto. Volevo che diventasse una principessa, non un’artista. Soffrirà molto“.

Poi la congederà in fretta e furia, dopo averle manifestato l’affetto sempre nutrito nei suoi confronti ed averle dato, in modo nascosto, qualcosa.

Il suo ultimo regalo era il pezzo di legno di Gala, il piccolo talismano dal quale per anni e anni non si erano mai separati”, scrive nel libro, “ora che la fortuna sembrava averli abbandonati, mi aveva dato ciò che aveva di più prezioso al mondo”.

 

 

Avatar

Elisabetta Lubrani