11 Settembre 2001.Ognuno di noi si ricorda perfettamente dov’era e cosa stava facendo in quel momento.

11 settembre 2001

11 Settembre 2001: lo scatto più controverso

11 settembre 2001

11 Settembre 2001: un gruppo di persone in un atteggiamento rilassato e sereno, conversano. Sullo sfondo la nuvola di fumo che si alza dal World Trade Center, dall’altra parte dell’East River.

Il fotografo Thomas Hoepker ha catturato l’immagine con la sua macchina fotografica l’11 settembre 2001, mentre si dirigeva in macchina dall’Upper East Side di Manhattan verso la zona della tragedia.Rimasto bloccato nel traffico, iniziò a scattare foto della nuvola nera che si elevava sopra le torri che crollavano, quando la sua attenzione e il suo obiettivo vennero attirati da quel gruppetto che chiacchierava sotto il sole.

La foto venne pubblicata però solo nel 2006, in un libro fotografico di David Friend, che riportava che l’autore si era autocensurato.

Poco dopo, Hoepker mostrò la stessa fotografia in una retrospettiva di suoi scatti a Monaco, in Germania, mettendola anche sulla copertina del catalogo della mostra.Il 10 settembre 2006, il critico Frank Rich attirò l’attenzione pubblica americana su quella foto, grazie ad un articolo sul New York Times nel quale eleggeva lo scatto ad esempio dell’incapacità degli americani di imparare dalla tragedia.

Nel corso delle polemiche che seguirono l’articolo, Walter Sipser si dichiarò uno dei protagonisti della foto.

Disse che si trovava lì con la sua ragazza e che stava discutendo di quanto stavano vedendo con alcuni perfetti sconosciuti, uniti solo dall’essere spettatori della tragedia.Lui, come la sua ragazza, erano sconvolti e profondamente impressionati da quanto stavano vedendo e criticò Hoepker per aver giudicato la situazione senza essere a conoscenza dei fatti.La questione dell’interpretazione è stata successivamente ripresa sul Guardian concentrandosi sul valore artistico dello scatto e sul suo significato profondo.

Oggi, il significato di questa foto non ha niente a che fare con il giudizio sugli individui.È diventata un’immagine che parla della storia e della memoria. Come immagine di uno sconvolgente momento storico, cattura qualcosa di vero per tutti quei momenti: la vita non si arresta a causa di una battaglia, o di un atto di terrorismo che sta succedendo a poca distanza”.

11 Settembre 2001. Il mio pensiero

“Però alle guerre io ho sempre visto la gente che muore ammazzata. Non l’ho mai vista la gente che muore ammazzandosi, buttandosi senza paracadute dalle finestre d’un ottantesimo o novantesimo o centesimo piano. Hanno continuato a buttarsi finché, una verso le dieci, una verso le dieci e mezzo, le Torri sono crollate e… Sai, con la gente che muore ammazzata, alle guerre io ho sempre visto roba che scoppia. Che crolla perché scoppia, perché esplode a ventaglio. Le due Torri, invece, non sono crollate per questo. La prima è crollata perché è implosa, ha inghiottito sé stessa. La seconda perché s’è fusa, s’è sciolta proprio come se fosse stata un panetto di burro. E tutto è avvenuto, o m’è parso, in un silenzio di tomba. Possibile?”
(Oriana Fallaci)

 

Avevo 27 anni. Ero una ragazza spensierata della mia età . Vivevo a Livorno e mi sembrava che il mio orizzonte vitale fosse quello:una cittadina di provincia , senza delinquenza, in cui tutti sanno di tutti. La violenza ci sembrava una cosa da film. Ed io francamente mi interessavo davvero poco di quello che accadeva nel mondo. Quel giorno ero andata in palestra e stavo tornando a casa per pranzo. Parcheggiai la macchina sotto casa e canticchiando presi l’ascensore . Aprì la porta di casa e i miei geitori erano davanti la televisore :increduli, non proferivano parola. “Un incidente alle Torri Gemelle ” mi dissero .Poco dopo, un secondo aereo ..le notizie si rincorrevano senza sosta ,tutte le trasmissioni interrotte. La televisione trasmetteva solo drammatiche immagini delle Torri Gemelle che andavano a fuoco. Era chiaro, era un attentato.

Ho seguito tutti i telegiornali e tutte le notizie fino a quando Elena , la mia amica storica,non mi ha telefonato allarmata “ Leonardo, era lì…Ha chiamato ieri i genitori dicendo che in mattinata sarebbe andato al World Trade Center… non risponde al telefono…” Leonardo era un nostro carissimo amico che aveva ricevuto come regalo per la laurea un viaggio a New York ,il suo sogno. Per giorni fu impossibile contattarlo: le linee telefoniche erano interrotte nessuna notizia e la sofferenza dei genitori era qualcosa di straziante. Furono giorni terribili,fino a quando chiamò la Farnesina e i genitori seppero che Leonardo, il loro adorato figlio , dato quasi per morto , era sopravvissuto. Una coincidenza lo aveva salvato. La sveglia non aveva suonato.Aveva dormito più del previsto e quando è stato dirottato il primo aereo, stava uscendo dall’Hotel per andare a prendere la metropolitana.

Per lui la vita non è più stata la stessa. Si sente un miracolato,un graziato.Ancora oggi si sforza in tutti i modi di rendere onore alla grandiosa opportunità di vita che gli è stata offerta.

Ecco perchè quel giorno ha cambiato il mio modo di vedere la vita.

Tramite Leonardo ho capito quanto siamo sospesi ad un filo.Ho imparato che non si può controllare tutto e che l’Universo decide dove dobbiamo essere . Tramite le urla e i pianti delle persone che erano là nel luogo di quella insensata strage, mi sono svegliata dal mondo incantato in cui vivevo. L’attentato dell’11 settembre 2001 mi ha reso consapevole che il terrorismo esiste e che non possiamo pensare che non ci riguardi.

Ma soprattutto,l’11 settembre 2001  mi ha insegnato che ,morire in nome di Dio, qualsiasi Dio,è semplicemente mostruoso.

Avatar

Elisabetta Lubrani